Quando si parla di bambini non si può prescindere dall’affrontare il tema del gioco e dall’indagare quale senso profondo abbia per loro giocare.

Già Platone nel lontano IV secolo a.C sostenne che “Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione” , se poi la “persona” in questione è un bambino questo risulta ancor più veritiero.

Oggi l’attenzione al mondo ludico dei bambini è sempre più diffusa e in continuo sviluppo proprio perché si è compreso in modo significativo che il gioco è una rappresentazione del bambino e di ciò che lo riguarda; ma per arrivare a questa conclusione numerosi studiosi nella storia si sono concentrati sull’attività ludica delineando diverse teorie che, al momento, hanno portato il gioco ad essere utilizzato in diverse discipline sia educative che psicoanalitiche, per entrare non solo in contatto relazionale con i bambini, ma per accedere alla loro parte più profonda.

Ma oggi che ruolo viene riservato al gioco? Nella società attuale i bambini sembrano inseriti in un tempo frenetico che non lascia spazio alla necessaria lentezza e alla noia costruttiva, sottraendo quindi due delle componenti principali per lo sviluppo della creatività e dell’immaginazione,  quindi del gioco evolutivo.

E il corpo, che importanza ha in questo quadro? Prima di tutto è lo strumento principale attraverso cui l’essere umano può compiere esperienza, è ciò che ci identifica agli occhi del mondo ed è ciò che permette il contatto con la realtà esterna; citando Paola Manuzzi[1] si può dire che il corpo per l’essere umano è “come  l’acqua per i pesci” ossia fondamentale e imprescindibile.

A maggior ragione, per un bambino avere una buona consapevolezza del proprio corpo, dello spazio che occupa e di come il suo corpo si muove nello spazio, si delinea come un elemento cardine nello sviluppo infantile. Stimolare i più piccoli ad un ascolto del proprio corpo è ciò che diverse discipline, tra cui la psicomotricità, intendono fare con la loro proposta: un bambino che è in grado di percepire quello che il corpo sente e vive, che è capace di distinguere ciò che il corpo compie con disinvoltura ma anche con fatica, che è curioso di scoprire quali sensazioni gli derivano dal suo corpo, è un bambino che sta delineando e definendo la sua identità grazie l’esperienza diretta. È, infatti, attraverso il corpo in movimento e quindi nel gioco che un bambino scopre cosa gli piace e cosa no (definisce i propri gusti), cosa è per lui facile cosa invece difficile (scopre le sue attitudini), cosa si prova ascoltando i sensi quando vengono sollecitati (attiva la sua sensibilità) .

Per questo il bambino attraverso l’esperienza corporea delinea la sua identità perché, oltre che un percorso di crescita fisica e corporea, ne intraprende uno anche di definizione caratteriale, di distinzione e di consapevolezza.

Questo ritorno al corpo nel periodo storico attuale riveste ancor più valore: la maggior parte dei bambini che vivono in città più o meno grandi, conducono una vita che potrebbe definirsi sedentaria, con scarsi stimoli motori ad accezione degli sport praticati sporadicamente durante la settimana. Viene a mancare, quindi, tutta quella parte di sperimentazione libera, spontanea e non finalizzata che, come detto poco sopra, porta il bambino a conoscersi per la sua vera natura.

Appare dunque ancor più evidente che la realtà vissuta nelle settimane appena passate, in cui una pandemia globale ha costretto famiglie intere, e quindi molti bambini, a convivere nelle case senza la possibilità di uscire e di muoversi in spazi ampi ed esterni, ha accentuato questa tendenza al poco movimento rendendolo pressoché nullo. I bambini sono stati privati più di tutti di tempi e spazi adeguati al loro essere bambini, si sono abituati a vivere una realtà estranea a loro, confinati in piccoli spazi domestici,  costretti a vivere quei pochi rapporti sociali seduti davanti ad un pc o uno smartphone, il tutto con grande spirito di adattabilità ma non per questo ottimale per loro. Ecco quindi che di questi tempi, riflettere e riportare alla luce la centralità del corpo e del movimento nello sviluppo globale dei bambini è importante per non perdere mai l’orientamento, per tenere viva la riflessione sulle priorità dei nostri bambini, oltre che per rimanere sempre consapevoli della loro natura; il tutto per poter agire in modo consapevole appena i tempi lo permetteranno.

Dott.ssa Martina Rigamonti – Psicomotricista

[1] Paola Manuzzi: docente di “Metodologie e tecniche del gioco e dell’animazione”, “ Teorie, tecniche e didattica delle attività motorie in età evolutive” presso l’Università degli studi di Bologna.