Rifletto e penso…

Questo è un tempo lento, in cui il virus impazza e noi è chiesta obbedienza, calma, cautela. Questo tempo lento ma prezioso mi permette di fermarmi e concedermi pause di riflessione.  Sono figlia degli anni ’80 per cui le parole di “2030” degli “Articolo31” hanno accompagnato la mia adolescenza… “prima divisero il nord e il sud e poi città e città e pensa! Ognuno è chiuso nella propria stanza, l’intolleranza danza… non c’è speranza!” e mai come in questi giorni sembrano il presagio di un  rapper che può piacere o meno (non entro nel merito dei gusti musicali di ognuno) ma di certo sembra averci visto lungo!

Per fortuna però di speranza ne ho! E ne ho tanta! Perché faccio un lavoro straordinario… sono cresciuta, e quell’adolescente che ascoltava  un giovane JAx insieme all’allora amico DJjed,  è diventata un’insegnante. Faccio parte di quella categoria che ha due mesi di ferie l’anno e che lavora 6 ore al giorno.  Appartengo a quelli che talvolta si devono giustificare perché  “Maestra come mai siete indietro col programma!”.  Purtroppo (o per fortuna) ho sempre visto il programma come un ottimo canovaccio per capire dove dirigere la barca che guido ma i veri timonieri sono i miei alunni. Loro, coi loro tempi, con le loro passioni, con le loro curiosità (che mi fanno spesso deviare dal programma!) e con le loro fatiche.  Io ho ben in mente l’obiettivo ma poi ci sono loro e allora occorre osservare il riccio con le castagne che ha portato un bimbo, ascoltare il racconto della gita all’acquario fatta con la mamma e il papà la domenica, serve fermarsi perché un bimbo ha mal di pancia

Occorre rispondere alle grandi domande della vita! “Come nascono i bambini?” “Ma maestra, perché dove c’è la guerra non si chiedono scusa e fanno la pace?” “Maestra ma è vero che la mia nonna è volata in cielo e adesso è in paradiso?”  E rispondere a queste domande rallenta il programma!  (oltre che farti percepire tutta la piccolezza che sei! ) Eppure il nostro lavoro quotidiano è così! Anzi è soprattutto così. E’ fatto di intervalli in cui passi più tempo a fare il magistrato per placare interminabili discussioni, il più delle volte per apparenti futili motivi, ma è da li che passa l’educazione! Sono tutti questi momenti che rendono bella la scuola! Che rendono la scuola un’occasione unica!

Mi spiace non poter stare coi miei bambini ma, in un momento dove ognuno di loro deve studiare da casa, mi chiedo se qualcuno si sarà chiesto se quello che desidera davvero è un programma sempre puntuale!  Ogni bambino in questo momento ha la possibilità di apprendere coi suoi tempi, senza doversi sintonizzare a quelli dei compagni. Il bimbo disabile, il DSA, quello con disturbi del comportamento, quello che dice le parolacce… non c’è nessuno a distrarre i bambini  sottraendogli  del tempo “prezioso” ! Ma siete così sicuri che sia il loro bene?

Siete sicuri che saranno uomini e donne migliori perché riusciranno a procedere al ritmo di 40 operazioni a settimana se non sapranno accogliere le fatiche del compagno di banco? Spero che questo tempo ci aiuti a riflettere sul ruolo della scuola e degli insegnanti. Non siamo perfetti ma facciamo il lavoro più difficile ed affascinante del mondo… educhiamo gli uomini e le donne di domani. Ciò che ci rende Maestri è la capacità di stare in relazione e nella relazione. Spero che si impari a guardare con più misericordia a tutti i nostri errori perché non è sempre facile trovare la chiave per entrare nel cuore di ogni bimbo e soprattutto spero che tutti capiscano che i bambini che hanno delle fatiche sono la grande occasione che viene offerta  a tutti  per alzare lo sguardo e non rimanere ripiegati sul proprio ombelico e solo sui propri bisogni.

Claudia